“Los Pollos Americanos”

Nello scorso maggio Los Pollos Hermanos, il fast food ispirato dalla serie cult Breaking Bad, ha progettato un’apertura speciale a Milano e Roma: una porzione di pollo e patatine in cambio di tanta visibilità, è stata l’originale opportunità creata per il lancio della terza stagione di Better Call Saul, la serie che racconta le vicende dell’avvocato James McGill, il Saul Goodman che più di qualche volta ha levato dai guai l’eroe ripugnante Heisenberg e lo sfrontato e incosciente Jesse Pinkman.

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Il successo di un’operazione commerciale può però essere visto anche sotto un’altra prospettiva: il successo dell’America e del modello americano nella food industry. Le code interminabili che le centinaia di persone hanno formato a Roma e Milano sono l’ennesima dimostrazione che l’industria alimentare italiana, ed in particolare quella della ristorazione, ha davvero tanto da imparare.

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Il settore del food&beverage in Italia risulta da sempre molto particolare: è quello che in assoluto coinvolge maggiormente le variabili economiche sul territorio, questo però in virtù di una consistentissima presenza di imprese di minuscole dimensioni, con picchi del 70% delle unipersonali sul totale. Per le società di capitali, il 18% circa del totale su base nazionale, la determinante più significativa è certamente quella demografica: queste raggiungono le quote più significative laddove vi è una maggiore densità di persone, e ciò incide molto di più della componente prettamente reddituale, comunque presente. Il forte turnover negativo a livello settoriale (per oltre 16000 nuove iscrizioni vi sono state 27000 cessazioni, dati 2015) già però fa intuire quanto il settore della ristorazione si stia evolvendo sempre più verso un modello che prevede maggiori dimensioni per le imprese, dove l’organizzazione del lavoro e la presentazione del prodotto diventano importanti anche più del semplice fornire un buon pasto.

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È qui che giace la chiave del successo di importanti brand americani, dal precursore McDonald’s a Domino’s Pizza e KFC, che da poco hanno avviato investimenti consistenti anche in Italia. Dettando la strada a suon di pubblicità invadenti, siti web efficaci, upselling e processi innovativi per l’evasione di ogni genere di ordine, ponendo l’attenzione ad ogni singolo dettaglio del packaging per rafforzare il brand e i valori aziendali, hanno mostrato alle aziende italiane una strada finora inedita: Spontini, Panino Giusto, Eataly, Grom, solo per citare alcuni dei numerosi brand che si possono incontrare camminando per le strade di Milano, hanno appreso la lezione americana e l’hanno interiorizzata, vedendo negli ultimi anni una crescita incredibile sul territorio nazionale e internazionale. In effetti è interessante come il prodotto più rappresentativo dell’Italia —la pizza, riempia in giro per il mondo, e ormai anche nella patria tricolore, i locali di importanti catene americane.

L’italiana California Bakery è stata poi in grado di riproporre anche l’offerta americana, dimostrando come non si tratti esclusivamente di junk food che “mai funzionerebbe in Italia”, ma di un gusto dolce e della passione per un tipo di esperienza che in Italia anche se magari esistente, si nascondeva.

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Il trend di crescita, moderata e costante all’interno dell’economia nazionale impone dunque alle imprese italiane di trasformare il settore in una vera e propria industria, valorizzando pienamente la propria vastissima ed eccellente varietà culinaria e la propria capillarità territoriale, diffondendo la cultura del saper mangiare bene.

Anche se, in verità, il pollo fritto è buonissimo.

Fabio Ingrosso 

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