PRAESTO APP: il tuo pasto pronto in tavola

Il tempo è prezioso e chi, meglio di noi studenti universitari, può confermarlo? Sono più che sicura che tante volte sia capitato ad ognuno di noi di correre in pausa pranzo, nel tentativo di riuscire a mangiare almeno un boccone al volo. Tanto spesso, però, le lunghe file agli affollati ristoranti che circondano uffici ed università non lo permettono e si è costretti a rinunciare, accontentandosi di un veloce pasto, magari acquistato da anonimi distributori automatici.

Ora voglio che dimentichiate quanto appena detto, perché, con Praesto App, al pranzo non si rinuncia! Permettetemi di spiegarmi meglio. Praesto è difatti una piattaforma che tramite pagina web ed applicazione mobile, consente ai propri affamati clienti di preordinare il pranzo al ristorante, arrivando comodamente nel momento in cui il pasto viene servito, trasformando la pausa pranzo in un momento piacevole e rilassante. Quest’idea, semplice e geniale al tempo stesso, è nata dall’esigenza di giovani come noi. I fondatori hanno difatti tra i 23 ed i 27 anni.

Dopo una prima intervista circa un anno fa, Bocconi Students Food Association ha deciso di incontrare nuovamente questi giovani talentuosi ed intraprendenti, per chiedere loro come questa idea abbia preso forma e si sia nel tempo evoluta. Lascio quindi che siano Nicole ed Alessandro, rispettivamente co-fondatore e stagista Marketing & Sales presso Praesto, a raccontarvi di questa interessante realtà e, più in generale, del mondo delle moderne start-up.   

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Come è nata l’idea, quali erano le esigenze a cui sentivate di dover rispondere con la creazione di questa applicazione?

 “Andrea ed io dovevamo pranzare al 20136 e come al solito la pausa pranzo durava solo mezz’ora. La fila era così lunga che dovemmo rinunciare al pasto. E così abbiamo pensato che sarebbe stato utile poter usufruire di un’applicazione tramite cui ordinare il pranzo e trovarlo già pronto una volta arrivati al ristorante. Essendo poi noi meridionali, tanto spesso capita tornando a casa di chiamare la mamma e dire “Mamma sto arrivando, butta la pasta”. L’applicazione si basa sullo stesso concetto: chiamare il ristorante e dirgli di buttare la pasta. Conducendo poi un’indagine di mercato abbiamo capito come si tratti di un’esigenza condivisa sia da studenti che professionisti. Abbiamo così iniziato a cercare persone che potessero aiutarci, innanzitutto gli sviluppatori che hanno capito se si trattasse di un’idea valida per poi iniziare a progettare l’applicazione”

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In termini di finanziamenti, come vi siete mossi?

 “Diciamo che inizialmente non abbiamo avuto bisogno di particolari finanziamenti perché abbiamo deciso di internalizzare le risorse, a partire dagli sviluppatori. Non avevamo dunque bisogno di pagare figure esterne. Questo è un consiglio che do a chiunque voglia intraprendere questo tipo di iniziativa; in questo momento pagare sviluppatori comporta costi non indifferenti.  Quando abbiamo invece cominciato a sponsorizzare l’applicazione, abbiamo capito di avere bisogno di risorse. Nel mondo delle start-up parliamo delle cosiddette “tre F: friends, family and fools”. Sono queste le prime persone a cui si chiedono soldi nel momento in cui si vuole portare avanti l’attività. Mio padre è stato il primo ad investire su di noi. Siamo ora alla ricerca di ulteriori finanziamenti che ci permettano di affermarci nella città di Milano. Siamo difatti ora presenti in zona Bocconi, Gae Aulenti e siamo appena entrati in zona Politecnico-Statale”.

Che cosa avete ricercato sin dall’inizio in coloro che avete scelto come “compagni di avventura”?

 “Uno degli sviluppatori è cugino di Andrea ed ha poi coinvolto due amici. Si comincia così, per forza: vuoi conoscere le persone con cui decidi di collaborare. Più avanti abbiamo poi trovato il nostro sviluppatore IOs, una categoria oggi rara. Le persone che abbiamo deciso di coinvolgere sono persone di cui sapevamo di poterci fidare. Quando hai un’idea è difficile condividerla prima ancora di averla sviluppata. Il cuore del team sono gli sviluppatori. Noi sponsorizziamo il loro lavoro”

Dalla vostra fondazione quali sono stati i risultati più significativi che avete raggiunto, considerando gli obbiettivi che vi eravate posti?

 “Porsi degli obbiettivi nel mondo start-up è molto difficile, quasi impossibile. Non sai mai cosa di aspetta, quanto tempo richiederà sviluppare un prodotto e soprattutto come reagiranno le persone. Abbiamo iniziato a novembre a ricevere un numero elevato di ordini. L’obbiettivo più importante è stata l’espansione ed essere riusciti a coinvolgere 6 locali convincendo altri ristoratori della validità del progetto”

In quale fase vi trovate ora?

 Nicole: “Noi ci troviamo in quella fase di ricerca di un nuovo investimento. Non è facile. Dobbiamo tenere duro ed accontentarci di ciò che possiamo fare con il budget disponibile fantasticando su cosa potremmo fare una volta ricevuti nuovi finanziamenti. Tieni duro perché vedi gli ordini arrivare, percepisci l’interesse delle persone e capisci di non poter abbandonare ora solo perché non ho soldi, ma allo stesso tempo non puoi fare di più perché servono i soldi. Noi facciamo tutto, dal volantinaggio, al marketing agli incontri con i finanziatori. Il volantinaggio lo facciamo tutti. È necessario, ma contemporaneamente porta via tempo che potremmo altrimenti investire in strategia.

Alessandro: “Io sono stagista in Marketing & Sales. Ciò che vedo è come con più risorse hai la possibilità di farti conoscere di più, utilizzando per esempio codici sconto come già fanno player più affermati nel settore del food delivery come Deliveroo o Just Eat”

Dove vedere Praesto? 

“Praesto la vediamo in città in cui le persone danno valore al tempo. Milano è da questo punto di vista un ottimo punto di partenza. Per quanto riguarda l’espansione a livello internazionale, se ne parlerà nel 2018 se dovessimo ricevere i fondi per affermarci innanzitutto a Milano. Vediamo la nostra applicazione in quelle città dove le persone non sono disposte a fare file, ma le file ci sono. Se dovessi pensare ad una città oltre a Milano, penserei a Londra o Berlino. Abbiamo poi avuto richieste inaspettate da città come Bari e Napoli. Noi non diciamo no a nessuno ed anzi la attiveremo con grande piacere. Praesto è difatti un servizio che i ristoratori gestiscono autonomamente. Ciò che facciamo noi è garantire che il ristorante sia autonomo in tutto e per tutto: dobbiamo attivare la piattaforma, il ristorante effettua l’accesso e riceve l’ordine. Per alcuni ristoranti facciamo poi attività di Marketing. Un aspetto importante da sottolineare è che capiamo come lo step più complicato per il cliente sia appunto il primo: provare l’applicazione. Ed è per questo che stiamo concentrando le nostre attenzioni su come convincere le persone a provarlo per la prima volta, proprio perché essendo un servizio nuovo tante persone non si convincono di come sia possibile”

 Su quali fattori puntate maggiormente?

“Innanzitutto, se si considera le motivazioni che hanno portato alla creazione del servizio, la velocità. Ma non solo! Eccellenza ed esclusività: entri nel locale e salti la fila, trovi il tavolo riservato ed in due secondi ricevi il piatto. Tutto questo processo svolge una duplice funzione: l’efficienza e l’esclusività. Non è fatto solamente per persone che vanno “di fretta”, ma anche per quelle persone che non amano aspettare, ma arrivare al locale e rilassarsi godendosi il proprio pasto”

Quali sono le più grosse sfide che avete dovuto affrontare fino ad ora?

 “Ne individuerei due in particolare. Come dicevo abbiamo cercato di ricercare i membri del nostro team tra le persone che conoscevamo. Se da una parte si è tratta di una scelta vincente, al contempo si tratta di persone dislocate in tutta Italia. È difficile quindi riunirsi tutti assieme e questo è stato sicuramente un nodo. Contemporaneamente abbiamo imparato però a gestirci anche a distanza tramite nuovi servizi e strumenti di comunicazione. Un’altra grande sfida è quella di mettersi in gioco. Decido di non fare consulenza, ma decido di fare volantinaggio, fuori dall’Università, dove passano compagni e professori. È un’esperienza che ti rende umile. Ci credi, pensi sia un’idea che possa avere successo e decidi di metterti in gioco”

“Un’altra sfida è l’entrare in contatto con i ristoratori spesso diffidenti verso le nuove tecnologie e non abituati a questo tipo di innovazione. Il ristorante va già bene e non vedono quindi la necessità di appoggiarsi a queste piattaforme”

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Ci sono criteri precisi che vengono seguiti nella selezione dei ristoranti ospitati sulla vostra piattaforma?

 “Il 20136 è stato il primo ristorante da cui siamo andati ed è stato il primo a supportarci. Angelo ha creduto moltissimo in noi. È stato proprio lì che abbiamo girato il video professionale. Se fossero tutti come lui sarebbe molto più facile. Spesso i ristoratori non capiscono: il cambio gestionale richiesto è notevole dovendo gestire gli ordini tramite un tablet. Il criterio è recarsi da quei ristoranti noti nella zona. Allo stesso tempo vorremo però capire come poter aiutare quei ristoranti che non ricevono invece ordini”

Analizzando gli storici degli acquisti, che tipologia di clientela utilizza maggiormente la vostra applicazione?

 “L’utilizzo della piattaforma non dipende dall’età, ma dalla propensione alla tecnologia. Siamo entrati recentemente in zona Gae Aulenti ed i primi ordini ricevuti sono ordini di persone aperte a questo tipo di innovazione. Devi comunque rilasciare i dati della tua carta di credito. Non è solamente una garanzia per il ristoratore, ma anche la possibilità di saltare un’ulteriore fila alla cassa. Vogliamo digitalizzare il processo di chiamata al ristorante per riservare il tavolo o richiedere la preparazione di un pasto”

Se doveste dare un consiglio a studenti intraprendenti come voi, con un’idea valida, cosa direste loro? 

Nicole: “Per me il team è la componente principale. Puoi avere un’idea geniale, ma avere persone che non la implementano correttamente. Puoi invece avere un’idea che già esiste, come per esempio i servizi di food delivery, ma con un team geniale che la sviluppa e la porta al successo. Trovare sviluppatori in gamba, ma soprattutto appassionati per il progetto, è un altro punto importante”

Alessandro:” Partire dal mercato e dall’esigenza del cliente è fondamentale. Quello che dicono in Università, “Il cliente prima di tutto”, è del tutto vero”

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Giunti alla conclusione di questa intervista, non posso che congratularmi con il team di Praesto per la loro intraprendenza e determinazione. Ultimo, ma non certamente per importanza, Praesto ha da poche settimane lanciato la nuova app IOs 2.0, ancora più innovativa e ricca di ristoranti presso cui assaporare il vostro pasto! Se domani la pausa pranzo sarà breve e la probabilità di lunghi tempi di attesa elevata, non disperate: scaricate l’applicazione, selezionate il ristorante e a tutto il resto penserà Praesto!

Federica benelli

 

 

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