Seeds&Chips

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Dall’8 all 11 maggio a Milano si terrà il “Seeds&Chips Global Food Innovation Summit, punto di riferimento mondiale nel campo della Food Innovation. Non è una banale fiera, ma un punto d’incontro per start up, idee, innovazioni e giovani in cui si crea l’ambiente ideale per fare networking e trovare investitori.

Ogni anno si alternano numerosi speaker di alto livello come ministri, commissori dell’Unione Europea e il sindico di Milano Beppe Sala. Quest’anno l’ospite d’eccezione sarà Barack Obama, ex presidente Usa che ha scelto il summit per ospitarlo in una delle prime conferenze dopo la successione.

Tutto questo è stato possibile grazie al suo fondatore Marco Gualtieri che ormai con grande esperienza imprenditoriale alle spalle ha deciso di creare un ambiente dinamico in cui il cibo potesse entrare in contatto con le innovazioni e che permettesse alle idee di essere condivise e alle nuove start up di mettersi in gioco. Noi abbiamo avuto l’occasione di chiacchierare e confrontarci con lui.

 Seeds and Chips 2015

Come nasce l’idea di fondare Seeds and chips?

L’idea nasce nel 2013 pensando che expo Milano 2015 sarebbe stata una grande opportunità e un grande successo. Quindi bisognava portarlo avanti negli anni e non farlo finire il 31 ottobre del 2015.

Dall-8 al 11 maggio Quindi questa sarà la terza edizione del Global food innovation summit, quale evoluzione ha avuto l’organizzazione nel corso di questi 3 anni, ad esempio notiamo che dal MICO vi siete spostati a RHO Fiera ?

Ci spostiamo dal MICO a Rho Fiera per fare “sistema”, una parola importante che in Italia si usa poco sia nel nominarla sia nei fatti. Siccome abbiamo scelto le date in concomitanza con TuttoFood, che si svolge a fiera Milano Rho, ci siamo spostati lì per fare sistema e così fare le cose insieme. C’è l’idea che quando c’è Tuttofood, che è biennale, saremo a fiera Milano Rho, mentre invece quando non c’è, saremo probabilmente a Mico che comunque ha degli spazi molto grandi.

Stiamo crescendo, questo è ancora un settore molto giovane ma che sicuramente crescerà nei prossimi anni e il nostro obiettivo è di diventare l’evento di riferimento a livello mondiale. Oggi siamo tra i principali eventi, il nostro obiettivo è essere l’evento.

Durante il summit ci saranno più di 200 espositori tra aziende affermate e start up. Pensa che si stia andando nella direzione giusta per creare, come da lei definito, l’ecosistema/piattaforma in cui il cibo ne è il protagonista?

Penso di si, questo è un sistema agli esordi, molto giovane. Quasi tutte le innovazioni che raccontiamo sono molto recenti, non esistevano qualche tempo fa. Quindi noi crediamo che crescerà moltissimo, il nostro obiettivo è che l’Italia, grazie anche al nostro evento, sviluppi questo ecosistema e che sia il punto di riferimento a livello internazionale per la food innovation.

 

Durante la manifestazione si alterneranno anche 200 speaker tra i quali spicca sicuramente il nome di Barack Obama. Il governo USA ha definito infatti il cibo come “la nuova frontiera della tecnologia”, ma cosa s’intende in questo caso per tecnologia e come s’integra con il concetto di “internet of food”?

Parliamo di food tecnology perché arriva grazie alle risorse tecnologiche che abbiamo a disposizione. Questo non deve spaventare. Faccio un esempio molto semplice. Oggi grazie alla tecnologia, grazie alle app e alla rete possiamo fare molte cose anche per i piccoli agricoltori e i piccoli produttori. Pensate che, fino a qualche anno fa, l’unico modo che un piccolo produttore aveva di vendere i suoi prodotti era quello di essere intermediato dalla grande distribuzione o da altri canali. Ora può arrivare direttamente al consumatore finale. Dobbiamo vederla anche da questo punto di vista.

L’”internet of food” richiama il concetto dell’internet delle cose, perché grazie alla piattaforma tecnologica che è stata sviluppata negli ultimi anni, da cloud, ai big data, all’intelligenza artificiale, oggi è possibile migliorare tutto il sistema del food, dall’agricoltura sino a il consumo e allo smaltimento. Possiamo raccogliere più dati, rielaborarli e da questi trovare sempre una migliore sostenibilità e una migliore efficienza.

Tornando invece a parlare d’italia, come si può integrare la cultura gastronomica italiana con l’innovazione senza perdere la qualità del prodotto finale?

Non dobbiamo vedere la tecnologia come nemica. L’esempio che ho fatto prima semplifica questa cosa, le due cose non vanno all’opposto anzi possono andare insieme. Oggi grazie alla tecnologia possiamo meglio promuovere nel raccolto e nella vendita il prodotto italiano all’estero. E questa non è una cosa da sottovalutare. Noi pensiamo che tutto il mondo sappia quanto siano buoni il Parmigiano Reggiano e l’aceto balsamico, però in realtà non è più tanto cosi. Oggi possiamo sfruttare delle piattaforme per far cultura sul nostro cibo e distribuirlo meglio.

Quindi anche parlare di una certa sicurezza de cibo per tenere controllata la filiera produttiva?

Anche! In questo caso è tutto un altro settore straordinario, quello della tracciabilità: far capire al consumatore finale che quel prodotto finale noi sappiamo essere eccellente, e che lo è per una serie di motivi. Possiamo scoprire anche da dove arriva, come è stato coltivato e trattato, chi lo ha seguito: tutta la filiera.

 

Pensa che i social network possano essere un mezzo d’informazione per indurre i millennials ad un consumo di cibo più salutare?

Le ricerche dicono che i millenials siano una generazione più attenta al cibo rispetto alle precedenti, come non era mai successo prima. Questo lo dicono i dati. Io credo che siano veri ma anche in crescita perché la vostra generazione è nata nel mondo digitale e siete nati sapendo che ci sono gli strumenti per scoprire, trovare le cose e magari anche per verificarle. Questa è una cosa che prima non esisteva. La tecnologia è uno strumento straordinario, perché consente di andare a scoprire ed andare a verificare se quello che ci si viene a raccontare sia vero oppure no.

 

Data le sue doti da visionario e la sua lungimiranza ci può dare un idea di come e cosa si mangerà tra 20anni?

Tra 20 anni sicuramente si mangerà ciò che mangiamo adesso. Credo più sano, a parità di menu mangeremo le stesse cose ma in modo più sano perché c’è molta più attenzione e consapevolezza, da parte di tutti, dei produttori ma anche dei consumatori che quindi vedono le regole dei produttori. Si mangerà più sano, si andrà verso un’alimentazione di precisione, perché non sottovaluteremo quale sia il legame tra cibo e salute. Sicuramente nei prossimi anni crescerà il consumo di alimenti non abituali come le alghe: c’è la spirulina, un’alga che ha delle proprietà disossidanti eccezionali, e combinata con un alimento tradizionale come la pasta o il cioccolato, si ottiene un prodotto buono e sano. Poi ancora più avanti questi ragionamenti saranno ancora più forti, si potrà arrivare ad un’alimentazione di precisione che significa che io mangio ciò di cui realmente ho bisogno. Oggi sappiamo poco di come il cibo interagisce con il nostro corpo. Si sa che ci sono dei cibi che fanno bene e così via, ma in realtà la vera informazione è molto bassa. Negli ultimi anni si sono trovate delle soluzioni ancora allo stato embrionale, le posso sintetizzare con un concetto di big data o intelligenza artificiale. Lo sviluppo di queste soluzioni ci consentirà di capire quale sia la vera relazione e magari scoprire che c’è un particolare prodotto che ha delle proprietà che non erano conosciute. È uscita recentemente una ricerca secondo cui gli italiani sono il popolo più longevo al mondo grazie alla dieta, all’alimentazione e alla cucina italiana. Ma cosa voglia dire questo nel preciso non lo sappiamo, probabilmente l’olio extravergine o altre cose. Si potrà andare sempre di più a scoprire queste cose e quindi ci sarà maggiore attenzione e magari i prodotti saranno confezionati in base alle nostre specifiche esigenze.

Invece quando sente parlare di mangiare insetti?

Non dimentichiamo che in molti paesi del mondo gli insetti si mangiano già per cultura. Credo che saranno un alimento in crescita, magari non mangeremo un insetto croccante intinto nel caramello, magari useremo delle farine per preparare anche altri cibi, questo è un settore che crescerà, e probabilmente più in altri paesi rispetto all’Italia, proprio perché per noi c’è una tradizione centenaria alle spalle

 

Un’ultima domanda in merito alle sue grandi doti da imprenditore. Ci può dire cosa deve avere un innovatore o imprenditore per avere successo nel contesto economico attuale?

Deve avere tanta tenacia. Io ho fondato ticket-one nel 1997, una delle prime società di e-commerce in Italia, e adesso fondamentalmente sto ancora facendo start up e investo in start up, ci possono essere idee e progetti straordinari. Purtroppo molto spesso alcune di queste cose straordinarie si perdono lungo la strada perché le difficoltà sono veramente tante, quindi la tenacia aiuta a non mollare. Man mano che le cose diventano più faticose c’è una selezione.

La food innovation è in continua espansione. Chissà cosa succederà tra 20 anni, una relazione sempre più stretta tra produttori e consumatori, nuove tecnologie per migliorare la qualità del nostro cibo e nuove frontiere gastronomiche. Per ora saziamo la nostra curiosità con una visita al seeds and chips per incontrare ragazzi come noi che, giovanissimi, stanno cercando di dare una svolta al nostro cibo e così alla nostra vita.

Matteo Maccarrone e Victoria Oliva

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