LA FELICITA’ DELLA LIBERTA’

Bocconiani in viaggio ad Identità Golose 2017

<< Quanto tempo abbiamo ancora? Aspetta dai, l’ultima conferenza, anche se sta per finire un salto devo proprio farlo. Ma tu sapevi cos’è il nopal? E il citrus australasica? Seguimi da questa parte, ho appena scoperto un’azienda che devi assolutamente conoscere. L’intervista com’è andata? Un’emozione unica, mi ha dato risposte che mai avrei immaginato. Ho conosciuto dei produttori incredibili, vieni su, l’ultimo giro, se potessi non mi fermerei mai. Domattina lezione 8.45? Sì ci vediamo là, dobbiamo raccontarlo a tutti, non puoi capire quanto sono felice >>.  

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Così si sono concluse le nostre giornate a Identità Golose 2017, in un turbinio di sorrisi, emozioni e nuove scoperte che la dice lunga su questo congresso.

Identità Golose è il primo congresso italiano di cucina d’autore, nato nel 2005 grazie a un’idea di Paolo Marchi e alla collaborazione con Claudio Ceroni. Tra il 4 e il 6 marzo di quest’anno, giunto alla sua tredicesima edizione, il congresso ha presentato in tre giornate il tema “La forza della libertà: il viaggio”. 

Come lo stesso Paolo Marchi ha affermato all’apertura della seconda giornata del congresso, infatti, “Per crescere, il miglior viaggio è quello dell’intelligenza. Guai non lasciarsi contaminare dalle idee”.

 È proprio questa voglia di lasciarsi guidare e ispirare dalle idee senza perdere il contatto con la realtà (anzi, al contrario, proprio al fine di migliorarla) quel motore che ha spinto noi studenti bocconiani a partecipare al congresso nelle giornate di sabato e domenica.

Studiosi di numeri e leggi ma appassionati di cibo e territorio, abbiamo avuto occasione di seguire, presso il MiCo di via Gattamelata, decine di incontri con gli chef più stimati, provenienti da ben 12 paesi diversi e protagonisti di incredibili lezioni tenutesi sui palchi delle diverse sale.

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Assaggiando i loro piatti, ascoltando i loro discorsi e intervistandoli personalmente abbiamo aperto non solo il nostro palato ma anche, e soprattutto, la nostra mente. Muovendoci meravigliati ed estasiati tra innumerevoli stand non abbiamo solo assaggiato nuovi prodotti e abbinamenti o conosciuto produttori e aziende innovative ma abbiamo usato tutti nostri sensi per vivere e comprendere in concreto come la diversità e l’incontro siano sempre opportunità e mai limiti.

Abbiamo sperimentato che la “globalizzazione” non è per forza qualcosa di negativo, un mostro che ci omologa e che distrugge le relazioni umane. Al contrario, la globalizzazione in cucina è l’origine di tutto; senza globalizzazione non ci sarebbe cucina. È proprio questo il messaggio che Identità Golose voleva trasmetterci col tema proposto quest’anno. Senza viaggi, scoperte e contaminazioni in Italia non avremmo oggi prodotti e idee che sono alla base della nostra tradizione culinaria (basti pensare al caffè che viene dall’Africa o ai pomodori provenienti dalle Americhe). Se la cucina è il frutto di uno scambio avvenuto tanti anni fa e sempre in continuo movimento, allora la globalizzazione fa in cucina l’opposto di ciò che accade nel mondo, dove l’intolleranza purtroppo pare proprio essere in continuo e irrefrenabile aumento.

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 Siamo i giovani nati un un’epoca senza sicurezze, non possiamo essere sconfortati perché non abbiamo vissuto la perdita di uno stato delle cose ideale ormai svanito che invece spesso avvilisce le generazioni a noi precedenti. Dobbiamo piuttosto divenire consapevoli che, seppur tra mille incertezze, siamo ricchi come non mai di strumenti con cui affrontare il mondo osando, rischiando (e anche talvolta sbagliando), per portare avanti fino in fondo ciò in cui crediamo.

 Ad Identità Golose abbiamo avuto conferma che il mondo del cibo nasconde una forza incredibile capace di orientare il mondo nella direzione giusta, capace di veicolare messaggi in modo estremamente efficace, capace di diffondere ovunque l’idea che le libertà di pensiero e azione sono due principi fondamentali della nostra società, due libertà di cui tutti dovrebbero potersi nutrire. Le nostre aspettative sono state ampiamente superate.

 Ad Identità Golose siamo entrati fiduciosi e siamo usciti estasiati, rapiti, stimolati e incoraggiati.

Ad Identità Golose abbiamo fatto esperienza della libertà e per questo ne siamo usciti profondamente felici, perché, come dice lo chef Ernesto Espinoza, “la libertà è felicità: non c’è libertà senza felicità”.

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 Con la speranza di riuscire a far fruttare tutto quello che abbiamo appreso, siamo adesso ancora più convinti che non smetteremo mai di viaggiare, confrontarci e incrociarci con la diversità e che in alcun modo non ci faremo scappare la prossima edizione di Identità Golose.

 

Alice Bergomi

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