I cibi più strani del mondo

Quante volte vi è capitato di guardare con un certo scetticismo il vostro amico che mangia la pizza ma non il cornicione? E quanti hanno cominciato a sentire un leggero brivido dopo aver scoperto che cosa sia realmente la trippa? Sono l’unica ad essere guardata quasi con disprezzo perché amo anche il grasso della carne?

Si sa, il cibo è cultura, è lo specchio delle società e di intere generazioni, e in un mondo sempre più globalizzato come il nostro, la cultura si fa via via più omogenea, lasciando cadere in un piccolo dimenticatoio le specificità di popoli differenti. Quello che, in particolare, viene via via abbandonato, è ciò che le culture che potremmo definire “dominanti”, ossia quelle che si impongono sulle altre (come, ad esempio, quella occidentale) considerano “strano”, “sconosciuto” e dunque “terrificante”.

La cucina può essere vista come una sorta di punto di incontro tra le scienze tradizionali (la chimica, la biologia o la fisica) e le scienze sociali, ossia quelle discipline “create” dall’uomo, come l’economia, l’antropologia o la psicologia. Il cibo è materia prima che ha origine principalmente dalla natura, la cui lavorazione e valorizzazione avviene grazie all’ingegno e alla mano dell’essere umano. Probabilmente è proprio questo che molte volte può incutere maggiore terrore: il fatto che dalla combinazione tra uomo e natura possa nascere qualcosa di terrificante.

Poco più di due mesi fa mi è stato regalato un libro di Luis Devin, antropologo dell’Università di Torino, intitolato “Ai confini del gusto”. Sono stata incuriosita immediatamente dalla dedica: “A tutti i gustonauti, avventurosi esploratori di esploratori e della vita”. È stata questa parola ad incuriosirmi, “gustonauti”: il libro è un invito a farsi guidare dalla curiosità e da quel brivido che attraversa l’uomo ogni volta che scopre qualcosa di nuovo. L’argomento, ovviamente, è il cibo: i piatti più strani del mondo, quelli che “mai mangerei!!” e che con fatica riteniamo alimenti.

Ho deciso di proporvi quelli più strani per scoprire insieme fin dove si spinge la colonizzazione del gusto.

POLPETTE DI MOSCERINI

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Le zone più interne dell’Africa offrono pochi prodotti ai loro abitanti che spesso si trovano a dover vivere in condizioni durissime. In queste zone, le già difficili condizioni di vita sono peggiorate dalla presenza, nella stagione delle piogge, di moscerini, soprattutto vicino ai laghi. Le popolazioni autoctone si servono di vecchie pentole umide, sulle quali si “appiccicano” questi moscerini chiamati “kungu”. Sul fondo della pentola si forma una poltiglia che, dopo essere lavorata, viene fritta: et voilà, le polpette sono pronte!

HAKARL – CARNE DI SQUALO “PUTREFATTO”

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Piatto tipico islandese, risalente all’epoca del dopoguerra, si tratta di cane di squalo fatta fermentare per circa 12 settimane, così da farle espellere tutte le sostanze tossiche come l’ammonio e l’ossido di trimetilammina, per poi essere lasciata essiccare. La carne viene normalmente servita a cubetti e pare abbia un sapore piuttosto forte e, giusto per non farsi mancare nulla, gli islandesi sono soliti accompagnarla con salsiccia di fegato, sanguinaccio di sangue di agnello o pinne di foca.

BALUT – UOVA DI ANATRA FECONDATE

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Originarie delle Filippine, secondo la tradizione sarebbero state importate dalla Cina alcuni secoli fa. Centinaia di uova vengono messe all’interno di appositi container con un coperchio ricoperto di lolla per tenere l’ambiente caldo. Dopo circa una settimana le uova passano al controllo: se sono opache, significa che l’embrione si sta formando, altrimenti vengono messe da parte per essere bollite. Una volta maturato, l’uovo viene venduto agli ambulanti che solitamente li servono ai giovani che tornano tardi dopo una serata in discoteca, oppure durante il giorno come street food. Le uova vengono bollite e si mangiano calde o tiepide: si fa un piccolo buco sul guscio e si comincia a gustare il liquido amniotico (magari il tutto condito con del sale), dopodichè si procede col tuorlo, l’albume e l’embrione. Ques’ultimo deve avere ossa non troppo dure ed un piumaggio non troppo sviluppato: normalmente possiede già un accenno di becco, zampe ed ali.

PLACENTA UMANA

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Si, avete capito bene. Sono molte le mamme che al giorno d’oggi si fanno consegnare, dopo il parto, l’organo che ha racchiuso il loro bambino per 9 mesi. Molte persone la ritengono una forma di cannibalismo, altre la imputano alla tendenza della madre a stabilire un legame più forte col figlio, fatto sta che la placentofagia è una pratica abbastanza diffusa. Le alternative sono diverse. Prima di tutto, se il cordone ombelicale è ancora attaccato bisogna rimuoverlo. Dopodichè le proposte di Luis Devin sono molteplici, “patè di placenta aromatizzato al timo e al Madeira, tacos di placenta speziati, spaghetti al ragù di placenta. Placenta alla Stroganoff con cipolla, funghi e panna acida. Placenta à la bourguignonne con carote e pancetta di maiale affumicata. E poi hamburger, polpette, kebab, frullati di placenta cruda[…].

GELATI

Molte sono le gelaterie che attualmente offrono gelati dai gusti più insoliti rispetto a quelli che noi conosciamo: gelato al brownie, gelato alla violetta, gelato al cookie. E alla fine i più curiosi, quelli che da bambini aspettavano le 4 del pomeriggio solo per chiedere al gelataio il misterioso gelato al puffo, si fanno passare lo sfizio. Ma quanti di voi sarebbero disposti ad ordinare un cono di gelato all’aglio? Un po’ ovunque si trovano gelaterie più “sperimentali”: da quelle che offrono il gelato al fish&chips, al gelato al bacon, per finire con il gelato al latte materno e il “venetissimo” gelato allo spritz della gelateria “Da Bepi” a Padova.

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E voi fin dove vi spingereste gustonauti?!

Raffaella Elisa Abate

 

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