E’ Tutta Una Questione Di “Cuore”!

I miti e i dogmi si sà, sono duri a morire. I ricercatori che hanno contribuito allo sviluppo di un nuovo sistema di conoscenze volte alla prevenzione ed al controllo di malattie cardiache dovevano riuscire nell’impresa di confutare quelle credenze ormai radicate all’interno della società, le quali facevano credere che “le malattie cardiache sono un’inevitabile conseguenza dell’invecchiamento” o che “il colesterolo e la pressione sanguigna aumentano i loro valori naturalmente con l’avanzamento dell’età”.

Molte di queste affermazioni sono ormai state rifiutate e smentite da un gran numero di ricerche, ma alcuni dogmi riguardanti il nostro killer #1 persistono tutt’oggi.

Ci sono rare condizioni genetiche che determinano un alto livello di colesterolo per le persone – indipendentemente da ciò che mangiano – ma questi difetti genetici riguardano una esigua percentuale pari allo 0,5% della popolazione (nello studio in questione si parla infatti di 1 persona ogni 200): ciò significa che la maggior parte delle persone arteriosclerotiche, acquistano tale malattia attraverso una sbagliata alimentazione.

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Lo studio INTERHEART ha svelato che, per uomini e donne, giovani e anziani, provenienti da ogni parte del mondo, vi sono 9 fattori potenzialmente “modificabili” – come l’alimentazione, l’esercizio fisico, il fumo –  che incidono su più del 90% del rischio di avere un infarto del miocardio.

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A tale conclusione sono giunti altri studi scientifici : lo stile di vita, inteso come sintesi di tutte le scelte di un individuo, è stato associato ad una riduzione del 90% del rischio della cosiddetta “coronary heart disease”; stesso discorso per i diabetici, dove nel 91% circa dei casi un contributo di non poco conto è apportato da cattivi comportamenti e abitudini. Uno stile di vita sano, che include il non-fumare, nutrirsi in modo corretto, fare esercizio, e mantenere un peso-forma ottimale, potrebbe ridurre il rischio di più malattie croniche nello stesso tempo – non solo malattie cardiache e diabete ma anche un ictus.

Come tutto ciò è paragonabile alla cura farmacologica? Perché cambiare la nostra dieta, diminuire di peso, fare esercizio fisico se possiamo comodamente assumere qualche pillola? Le terapie farmacologiche, che includono medicinali volti a controllare il livello di colesterolo sanguigno e la pressione sanguigna riducono tipicamente il rischio di malattie cardiovascolari nell’ordine del 20-30%; ne consegue che, nonostante i medicinali assunti, saremmo ancora soggetti ad un rischio del 70-80% .

Una delle più importanti scoperte dello studio poco sopra citato, l’Harvard Health Professional’s Follow-up, riguarda l’effetto del cambiamento di stile di vita di persone che assumevano già questi medicinali “ad-hoc”: coloro i quali erano soggetti a farmaci per la pressione sanguigna e per la riduzione del livello di colesterolo potevano tuttavia ridurre ancora il rischio del 78% mangiando e vivendo in modo salutare. Quindi la scelta da compiere non è affatto un aut-aut, non è dieta-o-farmaci; semplicemente i medicinali per problemi cardiovascolari devono essere usati in modo complementare e non sostitutivo.

Il miglior modo per prevenire un attacco cardiaco è partire dalla prima fase, bloccando l’accumulo di colesterolo, che ha origine nell’eccessivo livello di colesterolo LDL sanguigno, il che è conseguenza diretta di tre cose : innanzitutto dei grassi saturi, presenti soprattutto in carne, latticini e uova; contirbuiscono poi i grassi trans, presenti soprattutto in prodotti animali e cibo industriale “all’americana”; infine, anche il consumo diretto di colesterolo, associato al consumo di carne e specialmente uova, aumenta la quantità di LDL presente nel sangue. Elevati livelli di colesterolo LDL sono causati inoltre dalla carenza di fibre, che si trovano in tutti i cibi vegetali; siccome ci siamo evoluti mangiando enormi quantità di fibre, quando non lo facciamo il nostro colesterolo LDL sale troppo.

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Tutte le piante contengono fibre, tutti gli animali contengono invece grassi saturi e colesterolo, quindi tutti i cibi vegetali tendono ad abbassare il rischio di morire di infarto, mentre tutti gli alimenti animali tendono ad alzarlo. Non è però tutto oro quel che luccica: ci sono cibi vegetali elaborati che alzano il colesterolo, come oli vegetali idrogenati, e cibi animali elaborati che non lo fanno, come latte scremato e albumi.

Nei modelli animali le proteine animali da sole alzano il colesterolo, nell’uomo invece sono grasso animale e colesterolo. Uno studio su bimbi di 1-3 anni ha verificato che scambiando le proteine da latte con quelle da grano si riduceva drammaticamente il colesterolo, e quando si ritornava a quelle da latte, cresceva di nuovo.

Ma i ricercatori ammettono che non hanno potuto eliminare completamente il colesterolo: considerando ad esempio la caseina, ossia la proteina del latte, ci sarà sicuramente del colesterolo. Colesterolo e prodotti animali, infatti, sono sempre accoppiati, nello stesso modo in cui non si riesce a fare un piatto vegetale senza fibre, persino se si usa farina bianca invece di quella integrale ! Insomma, per fermare le cardiopatie alla prima fase, bisogna mangiare più piante e meno animali, il che significa più fibre e meno grassi saturi e colesterolo.

Alessandro Coletti Conti

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