Davide Oldani

Pur non essendo il classico show man, Davide Oldani è uno chef che si fa notare comunque, con il suo ristorante “D’o”, la buona cucina e le sue iniziative per promuoverla.

Il suo sogno nel cassetto?  Diventare calciatore. C’era anche quasi riuscito fino ad arrivare in serie C, ma purtroppo un brutto infortunio lo costringe ad abbandonare la carriera sportiva. E’ stata una fortuna invece per tutti i palati che vizia ogni giorno, proprio perché a causa di questo incidente decide di concentrarsi sul suo secondo sogno: la cucina.

La passione e la fame di imparare lo portano a lavorare nelle cucine dei grandi maestri come quella di Gualtiero Marchesi (in cui è stato compagno di brigata assieme a  Carlo Cracco), Alain Ducasse e Pierre Hermé, dove cresce non solo professionalmente ma anche personalmente, proprio perché lavorare in un’alta cucina  offre l’opportunità di imparare la tecnica forgiando anche il carattere.

Il suo ristorante è il “D’O” di Cornaredo, premiato con una stella michelin,  che da questa estate si è trasferito nella piazza centrale di San Pietro all’Olmo, una frazione di Cornaredo.

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Il nuovo ristorante è come una vecchia casa milanese, dove avviene una magica fusione di tradizione e ospitalità. L’obbiettivo è quello di riportare a galla la tradizionale cucina milanese, l’infanzia e l’antica ospitalità all’italiana che rende i clienti dei veri protagonisti.

Lo chef ha come obbiettivo quello di fare una “buona cucina” senza etichetta, una cucina di gusto e stagionale, che riesce ad esaltare sapori e consistenze e che riesce ad esprimersi al massimo in un cipolla caramellata con salsa al Grana Padano. Un mix tra innovazione assoluta e tradizione che esalta materie prime e creatività.

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Il buon cibo deve anche essere accessibile a tutti, perché il food è per Oldani un bene essenziale e popolare, è qualcosa di cui non si può fare a meno per vivere. La buona cucina è fatta da grandi prodotti di qualità ma anche da grandi cuochi che riescono ad esaltarli al meglio, infatti uno degli elementi più importanti del D’o è la sua brigata di giovani cuochi sempre pronti a sperimentare nuove idee e a mettersi in gioco, chef affamati e curiosi riescono a stimolare anche Oldani stesso.

Il tema della buona cucina è molto caro ad Oldani, che si impegna a fondo per promuoverlo e farlo conoscere. Per esempio l’anno scorso è stato protagonista di un Chiosco all’ EXPO 2015 di Milano, dove ha potuto introdurre i suoi piatti ad un pubblico più vasto e differente rispetto a quello del D’O. Infatti si è avvicinato a persone di tutte le età,provenienza e ceto sociale. Grandiosa è stata soprattutto la presenza giovani, simbolo di quell’incredibile quantità di ragazzi che si stanno avvicinando sempre di più alla gastronomia e all’educazione alimentare.

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Oltre ad Expo 2015, anche le Olimpiadi di Rio 2016 hanno potuto godere della buona cucina di Oldani. Infatti, in occasione dei giochi olimpici, lo chef è stato Food e Sport Ambassador di Casa Italia e ha aiutato Massimo Bottura con il progetto refettorio Rio, un progetto benefico che affronta due enormi problematiche: la fame e lo spreco alimentare. Si è trattato della continuazione del Refettorio Ambrosiano nato durante l’Expo 2015, avente lo scopo, in questo caso, di offrire una mensa con pasti creati con il cibo recuperato da quello in eccesso al villaggio olimpico.

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Davide Oldani inoltre non è solo uno chef, ma è anche un’imprenditore di successo. A prova di ciò è stato pubblicato un case study sull’ “Harvard Business School Review”, all’interno del quale si studia l’unicità del modello di business implementato al D’O, caratterizzato dall’unione di attenzione allo spreco, alta qualità e accessibilità dei prezzi.

Victoria Oliva

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