CON LA CULTURA SI MANGIA, E COME!

24 maggio 2016. Assaporo per la prima volta, in modo anche relativamente altezzoso, la bellezza dello speedy boarding. Siedo al mio posto e tiro fuori dalla borsa la guida Lonely Planet, oasi nel deserto per milioni di turisti in tutto il mondo (sì, i miei 80 anni spirituali si fanno sentire in ogni momento, a me piace la carta e credo che mai abbandonerò la tipica posa da turista che si rigira la cartina tra le mani con faccia inebetita come se stesse guidando un trattore in una pista di rally, con la più assoluta convinzione del “no ma so dove siamo”). Titolo: Barcellona. Comincio a sfogliarla e il mio vigile occhio da BFooder non può non cadere sulla foto che ritrae il bancone di un mercato ricco di frutta colorata e frullati rosa shocking. Decido immediatamente che in quei pochi giorni di visita alla città avrei dovuto dedicare qualche ora a questo caleidoscopio di cibi, persone, urla e, perché no, cultura catalana. Benvinguts a la Boqueria senyors!

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Il Mercat de la Boqueria o Mercat de Sant Josep nacque intorno al 1217 come mercato all’aperto al di fuori delle mura cittadine. L’obiettivo era quello di creare un grande mercato dove si potessero acquistare prodotti locali, ma purtroppo l’interno della città vecchia non offriva sufficientemente spazio. Fu dunque posizionato a circa metà della Rambla, laddove lo troviamo ancora oggi: questo rese il mercato via via più famoso in quanto, essendo la Rambla una zona pedonale, favoriva il passaggio di un numero sempre maggiore di avventori, a tal punto che alcuni mercati preesistenti dovettero soccombere e i vecchi venditori “ripiegare” sulla nuova Boqueria. Venne riconosciuto regolarmente solo nel 1826 e nel 1836, dopo la demolizione del Convento delle Carmelitane, l’amministrazione cittadina cominciò a pianificare la costruzione della struttura, senza però ancora dotarla della copertura, introdotta e inaugurata solamente nel 1914.

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Varcata la soglia del mercato, la primissima cosa che colpisce è sicuramente la gente: sono migliaia i visitatori che quotidianamente affollano la Boqueria, tanto che l’entrata in sé risulta quasi un’impresa titanica a qualunque ora del giorno. Tuttavia, dopo qualche gomitata sia data che ricevuta vi si staglierà davanti l’immagine forse più vicina al mio personale concetto di paradiso. Banchi adornati seguendo un precisissimo e meraviglioso ordine cromatico, venditori che cercano in ogni modo di attirare l’attenzione dei visitatori, gente in ogni dove, tra chi si gusta, seduto al bancone, un meraviglioso piatto di frittura di pesce, chi si rinfresca la mente e il palato con i frullati alla frutta e chi decide semplicemente di deliziare gli occhi ammirando il meraviglioso spettacolo.  

È matematicamente impossibile uscire da qui a mani vuote: l’offerta spazia dalla frutta, al pesce, sia crudo che già cotto e servito su piatto o dentro al cartoccio, verdura, carne, spezie, frullati, dolci artigianali e chi più ne ha più ne metta. E’ stata inoltre istituita la Aula Gastronómica del Mercado de la Boqueria, un insieme di corsi dedicati non solo all’insegnamento della buona cucina, ma anche al riconoscimento e trattamento di materie prime di qualità come quelle offerte all’interno del mercato. I corsi sono tenuti da chef e sommelier di alto livello e sono dedicati a diverse fasce d’età, sia per i più grandi che per i più piccoli. La Boqueria mantiene un legame strettissimo con la realtà cittadina e le attività commerciali locali. Grazie infatti all’opzione “Eat Boqueria”, è possibile prenotare online un pranzo o una cena presso ristoranti barcelloneti che si riforniscono rigorosamente presso la Boqueria: nonostante il costo elevato del servizio, per i turisti rappresenta una buona occasione per poter sperimentare la cucina locale che rispetti ancora l’antica tradizione catalana, con la certezza del controllo qualità delle materie prime garantito da quello che può essere definito il brand “Boqueria”.

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La visita alla Boqueria può essere vista come una vera e propria esperienza sensoriale. Prima di tutto sarà risvegliata la vista, grazie al perfetto posizionamento dei prodotti che cerca di risaltarne la bellezza cromatica, con una precisione tale da richiamare le opere botticelliane. Contemporaneamente sentirete uno stordimento uditivo causato dalla folla, il che però vi farà fare un salto con la macchina del tempo all’era in cui il mercato era un luogo di incontro giornaliero per lo scambio della migliore merce locale. E che dire dell’olfatto? Sarete continuamente sballottati tra odore di pesce fresco, il profumo del jamon serrano e del pane appena sfornato. Infine, qualora coinvolgiate all’interno dell’esperienza anche il portafogli, ne gioveranno anche tatto e gusto, regalandovi un pranzo con pesce freschissimo o un ottimo frullato all’anguria.  

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Insomma, è solo quando vi troverete dentro a questo magico posto che capirete come faccia un semplice mercato ad essere inserito tra i luoghi di interesse culturale cittadino. In un mondo in cui si possono reperire notizie su tutto e in qualunque momento, è cambiato profondamente anche il modo di conoscere una città straniera. È diventato ormai facilissimo prenotare un volo low cost, trovare un bed&breakfast o affittare un appartamento on line, fare una breve ricerca su internet sui luoghi da visitare e godersi una città per due o tre giorni. Ma è in questo modo che conosciamo realmente una città? Se così fosse, potremmo tranquillamente risparmiare tempo e denaro: Google ci farebbe da cicerone nel nostro tour, potremmo soggiornare nel salotto di casa e affittare una navetta per lo spostamento verso il bagno e la cucina per i bisogni fisiologici primari. Conoscere e visitare una città è ben diverso rispetto a “vedere” una città. I viaggi sono lo strumento primario di conoscenza dell’uomo e delle culture diverse dalla propria: ciò richiede necessariamente un’immersione totale e senza salvagente nella vita degli abitanti del posto, e la buona cucina rappresenta il primo tuffo, a mio parere forse quello principale. Sicuramente i luoghi di interesse artistico e architettonico sono tappa importante, se non obbligatoria, in un viaggio. Ma dalla sfrenata passione per la cucina dell’uomo contemporaneo, una cosa ci deve servire quanto meno di lezione: non c’è mezzo espressivo più potente e globalmente condiviso della cucina. Come ci si potrebbe dunque perdere la visita al luogo da cui parte l’ispirazione spirituale per la splendida arte culinaria, ossia il mercato?

Un noto politico italiano tempo fa riempì le testate dei quotidiani con la frase “con la cultura non si mangia”. Beh, forse non ha mai preso un volo diretto per Barcellona.

Raffaella Abate

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