SWEET KABOCHA: la scoperta di una cucina plant-based

Da un po’ di anni si sente tanto parlare di blogs, che ormai imperversano nella rete. Ce ne sono di tutti gli stili e per tutti i gusti, fashion ,food e viaggi.

 Oggi vi parlo di Sweet Kabocha, il food blog nato nel 2014 dalla passione di Valentina Goltara per una cucina sana ma comunque gustosa e piacevole al palato.

Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere e intervistare Valentina alla presentazione del suo primo libro, chiamato anch’esso Sweet Kabocha.

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Andiamo quindi a conoscere il suo mondo!

 Chi è Valentina? Cosa ti portato ad aprire proprio un blog di cucina?

 Sono una giovane ragazza originaria della provincia di Verona, attualmente residente a San Francisco. Dopo un rapporto con il cibo difficile e un po’ tormentato, ho deciso di considerare l’alimentazione sotto un’altra luce. Il cibo è diventato quindi, per me, una terapia. Nel 2008 ho deciso di fondare il mio primo blog Cuochetta in Punta di Piedi per avere uno spazio che mi spronasse a re-imparare a mangiar sano, fino ad arrivare all’anno scorso, quando sono diventata consulente nutrizionale. Il punto fondamentale per me non era semplicemente condividere dei contenuti attraverso il mio blog, bensì trovare anche una soddisfazione personale per essere riuscita a creare qualcosa di bello attraverso il cibo.

 Nel 2013 hai chiuso il tuo vecchio blog Cuochetta in Punta di Piedi e ne hai aperto uno completamente nuovo. Ci spieghi il motivo di questo cambiamento e le novità presenti in Sweet Kabocha?

 Esatto, nel giugno 2013 ho deciso di chiudere con il passato per evitare di essere troppo legata al materiale precedente. E dopo un anno ho iniziato da zero con questo nuovo blog Sweet Kabocha, che ha un sapore molto più internazionale e un taglio decisamente più moderno. È, infatti, scritto in italiano e inglese per poter essere letto da tutti e si focalizza su una cucina integrale e plant-based (vegana). 

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 Perché ti concentri su una cucina plant-based?

 La ragione principale risiede nell’attenzione alla salute e, più nello specifico, nella prevenzione contro certi disturbi. Solo in secondo luogo, emergono una ragione etica e la volontà di abbracciare uno stile di vita eco sostenibile.

 Oggi si sente molto parlare di cucina 100% plant-based. Credi che il veganismo sia una moda o secondo te le persone intraprendono questo stile di alimentazione per questioni di salute e di rispetto ambientale?

 Credo che oggi sia davvero una moda. Infatti, a mio parere, tra qualche tempo una parte delle persone lascerà questa dieta. Ormai anche per i ristoratori servire cibi vegani fa tendenza, ma non sempre la qualità dei piatti offerti è soddisfacente. D’altro canto, penso anche che la maggior parte della gente sposi questa filosofia di alimentazione per una ragione più che altro etica.

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 San Francisco è una fonte d’ispirazione per i tuoi piatti vegani, per il tuo blog e libro. A SF c’è un forte trend verso il veganismo?

Posso dire che San Francisco è una città molto avanti rispetto alla realtà italiana. C’è in generale una maggiore apertura mentale e, per quanto riguarda il cibo, sono presenti tanti trends alimentari perciò è più semplice trovare piatti elaborati, qualitativamente migliori e a buon prezzo, ma pur sempre adatti a ogni dieta. La particolarità è che a SF il veganismo non è un trend, bensì proprio una filosofia di vita. Le persone là sono molto attente a condurre una vita sana, adorano il fitness e le corse all’aria aperta, quindi molti apprezzano questa dieta e la sposano (anche solo parzialmente) proprio per questioni di salute.

 E per concludere, come vedi il tuo futuro?

 Mi piacerebbe mettermi alla prova con la fotografia nel campo food, ma anche engagements, matrimoni e ritratti. Inoltre, penso di far crescere il blog e investire maggiormente sull’estetica del materiale (come posateria e ciotole). E perché no, forse un secondo libro…

 Adesso, non resta altro che seguire il blog di Valentina e preparare alcune delle meravigliose ricette contenute nel suo libro Sweet Kabocha – La mia cucina integrale in 100 ciotole vegan.

 

 Francesca Freschi

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