Dimmi che dieta fai e ti dirò quanto costi

Fin da piccoli ci hanno insegnato che bisogna mangiare certi alimenti in certe quantità per stare bene. Ma vi siete mai chiesti se oltre alle sostanze nutritive c’è qualcos’altro di cui tenere in conto? C’è qualche alimento che fa meglio? E in termini ambientali quanto costa produrre?

E’ stato recentemente condotto uno studio* presso l’Università di Oxford che ha esaminato le conseguenze, sia a livello globale sia per specifiche regioni, di quattro differenti tipologie di dieta in termini economici (attraverso approcci che tengono conto del valore della vita e del costo delle malattie), di salute (osservando il tasso di mortalità e le malattie legate all’alimentazione) e ambientali (considerando vari fattori di emissioni di gas serra  per l’anno 2050).

Lo scenario di dieta di riferimento è basato sulle indicazioni alimentari fornite dalla FAO; a questo vengono paragonati altri 3 scenari: il primo che segue una dieta generalmente definita “sana” (che comprende almeno 5 porzioni di frutta e verdura, meno di 50g di zucchero e 43g di carne al giorno, pesce, uova e latticini) in cui le persone assumono sufficienti calorie per mantenere il proprio peso; il secondo scenario di dieta vegetariana (che comprende uova, latticini, 6 porzioni di frutta e verdura e 1 di legumi); il terzo scenario di dieta vegana (che comprende 7 porzioni di frutta e verdura e 1 di legumi). Ovviamente gli scenari sono stati pensati per coglierne più distintamente le caratteristiche e gli effetti.

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I risultati hanno messo in luce che le scelte alimentari hanno riflessi sia sulla collettività sia sull’ambiente.

Innanzitutto, il tasso di mortalità a livello globale, seguendo tutti e tre i tipi di diete, sarebbe notevolmente ridotto: una dieta “sana” prevede 5.1 milioni di morti in meno all’anno, quella vegetariana 7.3 milioni e quella vegana 8.1 milioni. Sui tre differenti scenari, più della metà (51-57%) delle morti evitate sono riconducibili alla riduzione di carne rossa, 24-35% all’aumento del consumo di frutta e verdura, 19-30% a una minore prevalenza di sovrappeso e obesità associati alla limitazione di calorie assunte. La maggior parte di questi risultati è riferibile ai paesi in via di sviluppo.

Seguono gli effetti economici, dovuti a meno giorni lavorativi sprecati e minori costi per l’assistenza sanitaria. I risultati sono notevoli: da $482 a $987 miliardi di risparmio all’anno con la dieta sana nel 2050 (2.3% del PIL mondiale), da $644 a 1.303 miliardi all’anno (3% del PIL mondiale) per quella vegetariana e addirittura da $708 a $1.426 miliardi per quella vegana (3.3% del PIL mondiale). Più della metà di questi risparmi è avvenuta nel paesi sviluppati.

Infine, i diversi tipi di dieta incidono in maniera diversa sull’ambiente in termini di emissioni di gas serra collegate alla produzione di cibo. Assumendo lo scenario di riferimento, è stato stimato un aumento delle emissioni del 51% nel 2050 (circa 11.4 giga tonnellate) rispetto al 2005 (quando erano circa 7.6). Nello scenario di dieta “sana” le emissioni aumenterebbero solo del 7% (8.1 giga tonnellate). Gli ultimi due scenari invece prevedono una riduzione delle emissioni del 45-55% (4.2 e 3.4 giga tonnellate rispettivamente), rispetto ai livelli del 2005, e del 63-70% rispetto allo scenario di riferimento. Nonostante circa tre quarti della riduzione totale di emissioni sia avvenuta nei paesi in via di sviluppo, quelle legate alla produzione di cibo sono crollate del doppio nel paesi già sviluppati. Dieta1.png

Sostanzialmente, come è stato confermato anche da studi del “Barilla Center for Food and Nutrition”, gli alimenti più in cima alla piramide alimentare (carne, dolci, formaggi, uova, pesce…) – quelli che vanno consumati più raramente, per intenderci – sono anche quelli che consumano e inquinano di più.  L’impatto ambientale è misurato attraverso gli indicatori di Carbon Footprint, Water Footprint e Ecological Footprint, i più consolidati e diffusi a livello scientifico. 

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Queste conclusioni sono fondamentali per capire che quello che mangiamo ha inevitabilmente una ricaduta sul mondo circostante. Avere un’alimentazione più sana, e in particolare mangiare più frutta e verdura, fa bene non solo alla nostra salute, ma anche all’ambiente in cui siamo immersi e al portafogli di tutti. E per chi non è d’accordo, ci auguriamo che altri studi vengano condotti su questo stile, per approfondirne le analisi e, eventualmente, confermarne i risultati.

*“Analysis and valuation of the health and climate change cobenefits of dietary chang” di Marco Springmanna, H. Charles J. Godfraya, Mike Raynera, and Peter Scarborougha

Simona Fontana

 

 

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