Il cibo: lo specchio della psiche

“Il grasso è amore andato a male” recita un proverbio olandese ed è indubbio che vi sia una strettissima correlazione “circolare” tra cibo e vissuto, essere e mangiare…

423294_340928465950134_100000989492643_1023499_811923948_n.png

Nella nostra cultura il cibo ci viene proposto quale strumento di emozioni, in senso positivo per esprimere gioia, amore, accettazione, o in senso negativo per esprimere senso di colpa, paura, rifiuto.
Il cibo possiede una potente carica evocativa di emozioni ed ha un forte potere simbolico, ciò su cui fa leva la pubblicità. Non a caso termini quali “mangiare” e “fame” vengono utilizzati indifferentemente per indicare qualcosa di concreto ed anche come simboli di un sentimento o un’emozione: “questo mangiare fa schifo” “troppo mangiare ingrassa”,“ti mangerei di baci” oppure “ho una fame da lupo”,“ho fame d’affetto”. Mangiando cerchiamo di compensare le nostre insoddisfazioni poiché il cibo è procurarsi una felicità facile, a portata di mano, sempre presente a tal punto che non riusciamo più a distinguere tra fame e voglia . Mangiamo quando siamo giù di corda per “tirarci su il morale” o quando siamo felici “per premiarci” o ancora quando siamo annoiati “per riempire le ore”.
Il cibo influenza quindi il corpo e la mente ed esiste coincidenza tra l’essere ed il mangiare, edo ergo sum.

HealthStyle-Cibo-ed-emozioni-salute-e-benessere.jpg

L’influenza dell’alimentazione sui comportamenti e gli stati d’animo

Mentre vi sono alcuni alimenti che hanno un effetto immediato sull’umore (noto a tutti è il caso di bevande quali caffè, thè ed energy drinks che hanno un effetto stimolante e possono rendere nervosi o agitati, o alimenti come pasta e dolci che, grazie ai carboidrati che contengono, possono avere effetti calmanti) sul fatto che il cibo possa avere una reale influenza generale sul nostro stato d’animo, vi erano meno certezze fin quando un gruppo di ricercatori canadesi capitanati dal dottore Bonnie J. Kaplan dell’Università di Calgary, hanno pubblicato un lavoro scientifico sostenendo che vitamine e minerali hanno influenza su depressione e ansia. Lavoro estremamente complesso che si basava sulle conclusioni cui è pervenuta una certa letteratura medica nel corso degli ultimi 100 anni, e che è stato pubblicato sul “psychological bulletin”.

relazione-cibo-comportamento.jpg

I ricercatori hanno voluto verificare se chi soffre di patologie a sfondo psichiatrico è portato a scegliere alcuni cibi piuttosto che altri oppure se l’aumento delle quantità di alcuni alimenti possano influire direttamente sullo stato psicofisico.

Secondo gli scienziati vi sono dei micronutrienti, contenuti in alcuni cibi molto importanti per il benessere, che alcuni individui o per un difetto congenito metabolico o per scelte religiose o individuali non assorbono o non ingeriscono, ciò che avrebbe una diretta influenza nel manifestarsi di disturbi, anche di una certa rilevanza, dell’umore sino a determinare in alcuni casi il manifestarsi di patologie a sfondo psichiatrico.

Alimenti come alcuni frutti quali ad esempio, le arance ed i kiwi, alcune verdure come gli spinaci, gli asparagi, i legumi, la soia e, per le carni, il fegato, per via dell’alto contenuto in questi alimenti di acido folico, aiuta i depressi in maniera molto significativa, in quanto questa sostanza entra nella formazione dei neurotrasmettitori, visto che l’acido folico è coinvolto nella sintesi della dopamina e della noradrenalina.

5957886_orig.jpg

Importante anche la giusta quantità di vitamina B12 che aiuta quei pazienti depressi in maniera cronica o con depressione bipolare e il motivo di quest’attività è dato dalla capacità della vitamina di sintetizzare dopamina e noradrenalina, ancora una volta. Anche la vitamina B1, contenuta in larga parte nei legumi e frutta secca, ha un ruolo importante nella regolazione dell’umore, visto che partecipa alla sintesi dell’acetilcolina, un’importante mediatore che entra nella trasmissione dello stimolo nervoso, dunque aiuta quegli individui con problemi di socializzazione.

Così come i disturbi dell’umore, soprattutto nella donna poco prima del ciclo mestruale, possono venire attenutati dalla vitamina B6 contenuta in pesce, carne, uova, legumi.

Un altro interessante studio ha messo in evidenza la correlazione esistente tra aggressività e l’assunzione di acidi grassi trans o dTFA: questi sono contenuti in margarina, burro, carne bovina e suina, snack salati e dolci, in pratica in tutto ciò che fornisce un effetto di soddisfazione immediata, ma che può provocare dipendenza e malessere se consumato frequentemente.
Un campione di 945 adulti in buona salute è stato monitorato per un lungo periodo, sia nelle abitudini alimentari che nello stato psicologico ed è stata dimostrata una correlazione diretta tra il consumo di acidi grassi trans e comportamenti aggressivi conseguenti ad un incremento di irritabilità.
Sono a rischio soprattutto i soggetti che fanno un uso consolatorio/compulsivo del cibo e che soffrono di obesità “psicogena”: l’iperalimentazione basata sul prevalente consumo di cibi contenenti grassi trans non produce quindi solo aumento di peso, ma anche aumento di malessere e così ciò che si mangia per aver soddisfazione e sollievo aumenta l’aggressività e presumibilmente anche l’insoddisfazione, generando un vero e proprio circolo vizioso.

1439-Inside-out-rabbia-1024x576.jpg

Al contrario, il consumo di una grande varietà di ortaggi, frutta, noci, semi, cereali integrali, legumi, latticini a basso contenuto di grassi, carne magra e grassi come Omega-3 (presente per esempio nel salmone) è associato ad una diminuzione degli sbalzi d’umore, depressione e ansia; in sostanza, i nutrienti presenti nei cibi sani sembrano lavorare in sinergia per indurre il cervello a produrre l’ormone che fa sentire meglio, la serotonina, che è associata a un miglioramento dell’umore e a sensazioni di relax.
E mangiare cibi che mantengono un livello costante di zucchero nel sangue entro la gamma appropriata, come i cereali integrali, aiuta a stabilizzare l’umore .
Il termine “GLOBESITY” è un nuovo vocabolo coniato dall’organizzazione mondiale della sanità e indica l’obesità mondiale la quale vede attualmente circa un miliardo di persone in forte sovrappeso. In Italia dal 1984 ad oggi gli obesi sono aumentati del 25%. Lo stesso vale per i bambini, di cui il 12% è obeso e il 23% sovrappeso. L’obesità nell’infanzia e nell’adolescenza è particolarmente pericolosa: i bambini in sovrappeso sviluppano un eccesso di adipociti, le cellule che immagazzinano grasso. Il numero di adipociti aumenta fino all’adolescenza per poi stabilizzarsi nell’età adulta. Quindi gli adulti ingrassano perché si accumula grasso negli adipociti che hanno sviluppato nell’infanzia. Meno adipociti abbiamo meno ingrassiamo

globesity-epidemic-fb.jpg

E’ indubbio che si tratti di interazioni estremamente complesse, quelle cui si è sommariamente accennato, che attendono di essere ancora approfondite dalla ricerca scientifica, tuttavia ciò che possiamo concludere è che quel che siamo, nelle cellule e nello spirito, nel vivere sociale, lo dobbiamo anche a ciò che scegliamo per nutrirci.
Presto farebbe Orazio a suggerirci la soluzione “Est modus in rebus, sunt certi denique fines…”, ci vuole equilibrio e saggezza in ogni cosa, ci sono confini da non oltrepassare, ma è chiaro che la vera difficoltà, ancora una volta, è individuare quell’equilibrio e possedere gli strumenti per perseguirlo.

Alessandro Coletti Conti

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s