Oscar Farinetti: l’uomo che vende la magia

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Oscar Farinetti ha affascinato, ha emozionato, ha fatto ridere, ma anche pensare: così ha catalizzato ogni sguardo per più di novanta minuti nell’Aula Maggiore dell’Università Bocconi.  Ci stupisce subito definendosi un “mercante” e invitandoci a “scoprire cosa c’è dietro l’angolo”. Quello che all’inizio dell’incontro non sapevamo, e che capiamo solo alla fine, è che questa è e sarà per sempre la sua filosofia di vita. Mercante, genio visionario, imprenditore coraggioso e creativo, chiamatelo come volete: il premio Oscar va a lui. Ci parla come un padre di famiglia, un nonno affidabile, modesto, perbene, si pone al nostro stesso livello, come se fosse un semplice gioco da ragazzi costruire un Impero. Nato ad Alba, città di tartufi d’eccezione e vini prestigiosi, Natale (meglio conosciuto come Oscar) inizia a narrare quella che per lui è la storia d’amore più bella di tutte: l’Italia e le sue meraviglie.

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Farinetti mette a nudo il “Bel Paese” e ci svela quello che, ai nostri occhi, sembra impossibile. L’Italia è solo lo 0,20 della superficie mondiale, ma è proprio in questo piccolissimo puntino che si racchiude la forza di una grande potenza mondiale. Scopriamo così che questo luogo è terra di grandi successi. “Nel nostro paese sono presenti 58 mila specie animali: siamo primi in Europa; possediamo 28 mila vitigni autonomi: primi nel mondo; su 1200 tipi di mele esistenti, 1000 sono solo in Italia; produciamo tra il 50 e il 75 percento di grano duro esportato in tutto il mondo; possediamo, infine, il 70 percento del patrimonio artistico mondiale.” Farinetti parla concretamente, racconta con i numeri la bellezza della nostra Terra. “Non siamo, dunque, solo il paese di mafia, spaghetti e mandolino, anzi, siamo conosciuti e stimati in tutto il mondo per l’arte, la lirica e soprattutto per il cibo.”

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Farinetti si presenta come uomo semplice, sorridente, pieno di voglia di vivere e mai sufficientemente soddisfatto per fermarsi. Un uomo che ha dato vita a UniEuro e a Trony, l’uomo che non vendeva lavatrici come tutti gli altri, ma che vendeva scatole magiche capaci di trasformare le cose sporche in pulite. L’uomo che vendeva La magia.

Ora la magia l’ha trovata nel cibo e ci spiega come adesso la sua ultima creazione, la magnifica Eataly, sia diventata leader mondiale per la produzione di prodotti italiani di altissima qualità. La chiave del suo successo, insegnatagli anche da un padre imprenditore, è stata quella di saper prendere le eccellenze italiane e riunirle in modo geniale. Riuscire a comprendere il confine tra ciò che è difficile e ciò che risulta essere impossibile, lasciando da parte l’impossibile – in modo da non perdere tempo – è l’insegnamento più grande che suo padre gli ha trasmesso. Eataly nasce quasi spontaneamente, con quattro grandi ideali: creare nuovi posti di lavoro, ridare vita a luoghi abbandonati senza costruire niente di nuovo, servire e vendere alta qualità ed infine celebrare la gloriosa Italia. Missione difficile, ma non impossibile.

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La gastronomia italiana è quella più richiesta al mondo, e non ci sono sorprese perché è quella più fresca, quella più leggera. Nasce nelle famiglie, nelle case, e ciò la rende facilmente replicabile, a differenza della cucina francese, che per antonomasia non è cucina da tutti i giorni, nasce nei restaurants, è appannaggio di un ceto benestante assiduo consumatore di foie gras. Ecco dunque la potenzialità di Eataly: ognuno di noi può entrare, mangiare gli spaghetti al pomodoro, e poi comprarne tutti gli ingredienti – di ottima qualità- per riproporlo a casa sua. Idea banale di comprare quello che mangi, di mangiare quello che compri e di avere la possibilità di studiarlo. Il concetto di ristorazione didattica.

È grazie a questa semplicità e genuinità che all’estero siamo imitati ben 60 milioni di volte. Queste imitazioni, come “Parmesan” o “San Marzan”, per citarne due fra le tante, ci fanno aprire gli occhi: i nostri prodotti sono pazzeschi se addirittura li copiano in questa maniera ossessiva e noi non siamo sufficientemente abili nel saperli distinguere dalla concorrenza, nel farli valere come Italiani.

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Il grande sogno di Farinetti non si ferma qui, ma si prefigge di raddoppiare il flusso turistico nel giro di cinque anni ed è convinto di riuscirci. Tutto questo sarà possibile solo creando un unico brand: ITALIA.

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Prima di lasciarci, Farinetti ci presenta la triste situazione di quello che è lo spreco alimentare. In un mondo abitato da 7.4 miliardi di persone, produciamo 12 miliardi di cibo. Eppure, in alcune parti del mondo si muore di colesterolo e in altre di fame.

Lascia infine e a noi giovani il seguente monito:

“Chi si rende conto della fortuna che abbiamo avuto a nascere in questa terra, investirà nelle proprie vocazioni e ci risolleverà. Toccherà a voi mettere in piedi questo paese: ce la farete”

Gaia Faustini e Stefania Comunello

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