Less is more: l’era del senza


È un classico, si sa. Quando pensiamo ad un piatto invitante e gustoso da poter preparare, le prime cose che passano dalla nostra anticamera del cervello sono abbondanza e quantità, quelle super-mega-golose pagine “food porn” che, casualmente, saltano all’occhio su Instagram durante l’orario merenda o prima di andare a fare la nostra spesa colma di buoni propositi, ma che spariscono in 3,2,1. E così succede che il nostro carrello, già immaginato denso di frutta e verdura stagionale, si tramuta in un parco schifezze. Tuttavia, la gola prende il sopravvento, e scordiamo il fatto che esistano davvero dei cibi che aiutano a bruciare i grassi, aumentano il senso di sazietà ed accelerano il metabolismo rendendo tutto più semplice.

Riconduciamo alla memoria il recente Expo, riflesso di un’attenzione del mercato sempre più marcata in fatto di alimentazione, e che si traduce in scelte più consapevoli e mirate dei consumatori. Fortunatamente, gli ultimi trend mostrano persone meno fedeli al brand, al packaging della marca che erano soliti comprare per automatismo, ma anzi cercano prodotti freschi e genuini per un consumo immediato, richiedendo una maggiore trasparenza e chiarezza informativa nelle etichette nutrizionali.

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In questi anni è diventata una moda rifornirsi di prodotti a “km 0” nelle farmer markets o in negozi specializzati. I consumatori desiderano valorizzare le peculiarità del territorio, in difesa del Made in Italy sempre più minacciato dalla concorrenza straniera e diffidano dai cibi dietro cui si celano innumerevoli misteri, perplessità, e codici di difficile interpretazione.

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Le statistiche confermano infatti che nel nostro paese 1 persona su 10 è vegetariana e 1 su 50 è vegana, ed in concomitanza il mondo del biologico cresce del +20% ogni anno. Nella società moderna ha assunto grande valore la forma fisica. Forse alcuni di voi staranno pensando “c’hanno rotto con queste guide a pagamento di Kayla Itsines e queste creme anti-cellulite” (Kayla chi? La guru del fitness che trasforma i nostri dispositivi in una palestra virtuale), mentre probabilmente sarete i primi a comprarvi quei completini tanto carini griffati Nike, che vi fanno assumere quel ruolo di “healthy people” che poco vi si addice, essendo consapevoli nel profondo del vostro cuore che neanche a Giugno 2020 arriverete con i glutei di Belen.

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Ma la speranza è l’ultima a morire, grazie al proliferare di quegli alimenti appartenenti alla categoria “Less is More”, poveri di grassi e zuccheri o di sostanze nocive che provocano intolleranze. Sono numerosi i marchi che propongono prodotti SENZA lattosio, glutine, solo vegetali ed inducono a sperimentare in cucina, a reinventare i grandi classici (guai a chi li tocca), introducendo cibi energetici o ingredienti rivisti se non completamente nuovi, quali le bacche di Goji, i semi di Chia, la soia, il tofu. Il “free” è la nuova parola del mondo del food che fa aumentare i profitti delle case alimentari. Si pensi alla recente innovazione introdotta negli USA, ovvero il sale dell’Himalaya senza OGM che ha innalzato diverse critiche.

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Perché in fondo è bello lasciarsi conquistare dal colore e dalla consistenza dei succhi detox, ciotole energetiche multicolor, piatti pieni di natura che sostengono il nostro pensiero di fondo: “mangiare senza” non significa più sedersi ad una tavola triste e povera di gusto.

La conferma di questo mantra? Niente più pregiudizi, provare per credere.

Giada Dionisio

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