Cooperativa Girolomoni: oltre il biologico

Giovanni Girolomoni, presidente della cooperativa, ci ha aperto le porte della sua azienda, spiegandoci la storia, la filosofia e il prodotto di una cooperativa che si è sempre distinta per la sua autenticità e per aver a cuore il proprio territorio e la propria gente.

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La cooperativa Girolomoni nasce come un progetto culturale del fondatore Gino Girolomoni, a suo  tempo sindaco di Isola del Piano. Il suo comune infatti era soggetto ad un esodo che portava i contadini in cerca di lavoro fuori dalle campagne sia per ragioni economiche sia per i problemi culturali annessi alla vita contadina: l’educazione e la reputazione. 

Per risolver il problema lI Sig. Girolomoni, aiutato da alcuni intellettuali del tempo, come Carlo Bo, diede vita ad una serie di progetti culturali per ripopolare le campagne e poter far rivivere i valori della civiltà contadina.

In un secondo momento, sentendo parlare di agricoltura bio-dinamica e biologica, con l’aiuto di Ivo Totti,un agronomo di Reggio Emilia che gli permise di entrare direttamente a contatto con questa realtà, capì che quella poteva essere la soluzione per ripopolare e sfruttare al meglio il suo territorio. 

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Nel 1977 mise insieme un gruppo di giovani che piano piano crearono la cooperativa Alce Nero. Iniziarono portando l’agricoltura biologica nel territorio poi nel 1978 aprirono un negozio e infine crearono l’azienda.

La cooperativa iniziò producendo latte e prodotti caseari poi si concentrò sempre di più sui prodotti tipici del territorio come i cereali e le culture foraggere per l’alimentazione zootecnica. La richiesta cominciò crescere e così la cooperativa iniziò a trasformare i prodotti collaborando con  gli artigiani e i pastai delle colline lì intorno. Questo fu il primo passo verso l’industrializzazione che portò allo sviluppo di un’economia di scala e alla specializzazione.

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Il prodotto, però, è dato dalla trasformazione, e attraverso il passaggio di terzi perde il vantaggio dato dalla materia prima autentica. Perciò nel 1989 si decise di creare il pastificio nella collina di Montebello permettendo così di controllare la catena di produzione e dare un prodotto completamente autentico.

All’inizio la situazione non fu facile: essendo un pioniere di pasta biologica andò in contro a problemi burocratici e amministrativi. Infatti non c’erano leggi che riconoscevano il prodotto come biologico e per essere chiamata pasta essa doveva presentare certe caratteristiche che non incontravano quelle di un prodotto biologico: la farina doveva contenere una quantità di ceneri non ottenuta con i mulini a pietra del centro-sud Italia, e superando questo limite furono sequestrati interi camion di pasta. Inoltre non c’erano leggi che certificavano i prodotti biologici, e la scritta” biologico” poteva essere considerato frode al consumatore. L’azienda riuscì a superare questi problemi grazie all’aiuto di Joseph Wilhelm (Fondatore di Rapunzel) che esportò i prodotti Girolomoni in Germania dove leggi sulla qualità dei prodotti non esistevano e permise all’azienda di continuare la produzione.

In pochi anni la cooperativa Alce Nero si consolidò ma per cause interne i fondatori dovettero venderne il marchio. Questo non fermò la cooperativa che non rinunciò alla produzione ma cambiò nome prima in “Montebello”, come la collina che ospitava la cooperativa, e in seguito dopo la morte del fondatore in Girolomoni.

La cooperativa, pioniere del biologico italiano, nonostante i tempi passino continua anche oggi la  produzione secondo i valori portanti dell’azienda producendo pasta biologica prodotta interamente nella collina di Montebello.

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Ora le vendite dell’azienda riguardano il 90%  pasta fatta con farine prodotte dagli agricoltori della cooperativa e il 10% invece prodotti, come marmellate e olio, di aziende che si occupano solo di biologico venduti con il marchio Girolomoni. 

La qualità del prodotto è altissima sia per gli ingredienti sia per la lavorazione. Si utilizza sia grano duro di farro sia altri due grani antichi il “Cappelli” e il “ Graziella Ra”.

La pasta prodotta è essiccata a bassa temperatura per mantenere le qualità nutrizionale e organolettica ed è trafilata sia in bronzo sia in teflon: nonostante ci siano diverse opinioni sul tipo di trafilatura, l’unica differenza tra le due è che la pasta in bronzo rimane più porosa e rugosa. 

Nonostante l’Italia stia aumentando il consumo del biologico e questo settore stia diventando un vero e proprio comparto del nostro mercato tanto da far si che sempre più supermercati  e produttori offrano linee dedicate, la parte principale di vendite è all’estero.L’85% del prodotto dell’azienda viene esportato in 22 paesi tra cui i maggiori destinatari sono Germania, USA e Giappone. Il biologico non è riconosciuto in tutti i paesi allo stesso modo,per esempio in nord Europa è molto più riconosciuto che in Italia. E’ importante sottolineare però come il consumo del biologico sia legato al numero degli abitanti del paese, all’ambiente e alle leggi: la Germania, uno dei maggior consumatori di biologico, ha  numero di abitanti elevato e la Danimarca ha una legge che obbliga la consumazione di prodotti biologici in tutte le scuole pubbliche. 

Per la cooperativa Girolomoni e il suo fondatore, sin dall’inizio l’obiettivo non è stato esclusivamente la produzione, bensì ricostruire il territorio nel suo complesso e così la sua economia e la sua cultura. L’azienda è interessata solo allo sviluppo di un modello agricolo  che sia più coerente possibile e ad una produzione biologica che sostenga l’ambiente, paghi  bene i contadini e punti sulle energie rinnovabili.

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L’agricoltura biologica da un prodotto caratterizzato da qualità, coscienza ambientale e consapevolezza sulla produzione. Essa ha un impatto sul terreno ma, a differenza dell’agricoltura chimica, cerca di mantenere il terreno ricco e vivo, di prevenirne l’impoverimento, di non contaminare le falde acquifere e di mantenere risorse di ricchezza che permettono alla famiglie rimanere sul territorio e portare avanti cultura e tradizione, avendo così anche un forte impatto sociale.

Proprio perché il fine è culturale l’azienda ha riconosciuto come priorità la ricostruzione del monastero di Montebello che divenne poi un’attrazione per intellettuali e pensatori. Infatti se l’obbiettivo è quello di ricostruire il territorio nel suo complesso il suo simbolo non poteva rimanere diroccato. 

Il mondo sta cambiando e così l’azienda e la visione del biologico, ora i problemi sono diversi: all’ inizio si andava predicando il biologico,ma ora non bisogna più predicare, ma come dice il motto dell’azienda bisogna andare “oltre il biologico”, come? Cercando di trasmettere attraverso prodotti e attività quello che è il fine della cooperativa. Per questo l’azienda seleziona il proprio segmento di mercato con cura, infatti ha deciso di non lavorare più con la grande distribuzione ma di scegliere i canali giusti per far passare il proprio messaggio, quelli con una dimensione umana che sappia riconoscere il valore aggiunto del prodotto.

Victoria Oliva

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