Food photography

E’ l’ultimissimo trend del momento: scattare foto artistiche e d’effetto ai propri piatti per poi postarle sui social. Piace perché tutti amano mangiare e perché la food photography è alla portata di chiunque, anche di chi non ha grande dimestichezza con la fotografia o non possiede strumenti sofisticati.

Ma quali sono i principali trucchi del mestiere?

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La prima regola fondamentale della food photography riguarda la luce. Al bando il flash: utilizzate esclusivamente la luce naturale, posizionandovi vicino ad una finestra ed eventualmente coprendola con un lenzuolo bianco per ottenere l’effetto luce soffusa, ideale per le fotografie di pietanze. Se è una giornata nuvolosa potete addirittura fotografare all’aperto, perché le nuvole creano proprio quest’effetto. Inoltre potrebbe essere utile utilizzare fogli bianchi posti dal lato opposto rispetto alla sorgente di luce: fungeranno da riflettori, così da far rimbalzare la luce e ridurre le ombre.

Per quanto riguarda l’angolazione, ne esistono tre principali: dall’alto, a 45 gradi o tra 0-15 gradi. Mentre la prima restituisce un’immagine in 2D del piatto, la seconda è la visuale più naturale perché simile a quella con cui ci approcciamo al cibo durante i pasti; la terza, infine, esalta i volumi del piatto e riprende nel fotogramma anche una grande parte dello sfondo, che perciò richiederà particolare attenzione durante la composizione del set.

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Passiamo al prossimo aspetto importante: l’ambientazione. E’ utile arricchire la fotografia del piatto con altri elementi, ma attenzione a non distrarre l’osservatore dalla pietanza stessa: un piatto con delle trame eccessivamente complesse, ad esempio, distoglierà chi guarda l’immagine dal soggetto principale, che deve rimanere sempre e soltanto il cibo. In alternativa, volendo rendere la fotografia più interessante senza distrarre l’osservatore, utilizzate un dettaglio: ad esempio, soprattutto se la superficie è uniforme, come quella di creme, zuppe, bevande, dessert, provate ad aggiungere un elemento decorativo (es. un fiore) che rompa l’uniformità e che dia un tocco di colore.

Un altro trucco interessante riguarda proprio l’abbinamento dei colori: per ottenere fotografie d’effetto, è utile creare contrasti di colore, anche nell’ambientazione: colori brillanti come il verde (erba cipollina), il rosso (peperoncino) e il bianco (parmigiano), ad esempio, funzionano bene al proposito.

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Infine, per quanto riguarda le impostazioni della macchina fotografica, tre sono gli elementi che vanno curati: ISO, tempi di scatto e profondità di campo. E’ consigliabile tenere l’ISO, l’indicatore della sensibilità del sensore alla luce, tra i 200 e i 400, ed impostare un tempo di scatto di 1/60s o leggermente più veloce: in questo modo otterrete senza troppa difficoltà foto abbastanza luminose ma non mosse. Il parametro più importante è tuttavia la profondità di campo: utilizzate diaframmi molto aperti, cioè luminosi, con aperture che variano da f 2.2 a f 1.4 e che permettano di ottenere un effetto sfuocato molto pronunciato; esso infatti aiuta chi guarda la fotografia a concentrarsi sull’unico soggetto a fuoco, in questo caso il piatto o un particolare di esso, mentre il resto rimane sfuocato.

Un ultimo consiglio: fotografate sempre cibo in piccole quantità, risulterà più appetibile alla vista!

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Ovviamente la food photography non si esaurisce in questo breve elenco di consigli, altrimenti non esisterebbero nemmeno stilisti del cibo famosi quali Annie Hudson o Motoko Okuno, che del food styling hanno fatto un’occupazione a tempo pieno. Partendo da queste semplici regole, però, ed aggiungendovi la vostra creatività personale, riuscirete senza dubbio a dare un tocco di classe alle vostre fotografie di cibo e, perché no, a far venire l’acquolina in bocca ai vostri amici anche se sul vostro grembiule non brilla nessuna stella.

Francesca Bresciani

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